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martedì 3 giugno 2008

Persepolis (2007) di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi

A volte succede che un film riesca a raccontare la Storia, il passato e il presente, in modo così naturale e semplice da far dimenticare libri scolastici o noiose tirate da pseudo opinionisti. E se quelle volte riesce anche a divertire, commuovere e rapire, non si può che affermare che stiamo parlando di vera arte. Come è arte ogni minuto di questo piccola ma splendida perla, basata su una graphic novel molto influente, che riesce a non far sentire mai la pesante eredità (d'altronde l'autrice qui sceneggia con grazia la propria biografia).

La storia della piccola Marjane interpreta tutta la storia recente dell'Iran, dallo scià ai tempi moderni, senza mai avere la pretesa di voler giudicare processi storici mastodontici nella loro cieca ottusità, ma cercando solo di capire come siamo giunti a certe situazioni, e da dove nasca il distacco sempre più evidente fra l'occidentale e il medio oriente, riuscendo con leggerezza nella più difficile delle prove, quella di farci condividere le difficoltà di popolazioni che sembrano esistere solo perchè mostrate nei telegiornali, ma che ogni giorno soffrono e lottano contro realtà impensabili per noi cittadini Europei. In quei 90 minuti diventiamo iraniani anche noi, viviamo le stesse persecuzioni e ci indigniamo, piangiamo e ridiamo, mentre le bombe cadono, simili a quelle che cercano di zittire voci libere come quella della Satrapi, colpevoli solamente di cercare la verità.

Lo script così personale e forte diventa sublime grazie alla perfetta transizione dal medium cartaceo, e infatti c'e' solo stupore assistendo alle bellissime scene create direttamente dalle tavole originali. Gli sguardi degli stilizzati personaggi valgono mille parole, mentre alcune inquadrature sono il perfetto esempio di narrazione visuale, riuscendo a raccontare anche solo con pochi tratti profonde verità. Gli indimenticabili occhi curiosi di questa bambina sono forse una delle cose più sincere del cinema recente, secondi solo a quelli del critico bambino in Ratatouille.

mercoledì 14 maggio 2008

Choses secrètes (2002) di Jean-Claude Brisseau

Una contorta e cupa favola moderna. Le due protagoniste passano dal lavoro in un night club alla scalata sociale, sole contro tutti, usando come armi la seduzione e l'imbroglio.
Approdate in una grande azienda come segretarie, si fanno strada a modo loro, e ci riescono. Determinate a sfruttare i sentimenti e le passioni altrui, non si fermano di fronte a nulla. Vedono le persone, sopratutto gli uomini, come pezzi di una scacchiera, manipolabili a proprio piacimento e perciò sacrificabili. Ma anche per loro arriva la resa dei conti, quando diventano vittime del proprio gioco...

Una sontuosa cinematografia tiene in piedi questa pellicola che a tratti convince (vedi la prima parte con l'iniziazione della più giovane, convincente racconto di formazione), e riesce ad inserire con gusto prolungate scene di sesso senza troppe censure, ma che perde un po' di forza nel prosieguo, tropo carico di metafore che ne appesantiscono la struttura.
Ma forse la cosa meno convincente è il protagonista maschile che, invece di catturare la scena e giustificare il suo ruolo cardine nei tragici eventi, resta nell'ombra delle due splendide attrici, senza dare mai l'impressione di valere ciò che richiederebbe l'intreccio narrativo. Inoltre dei rapporti con alcuni personaggi di secondo piano vengono un po' troppo semplificati, minando la credibilità di alcune scene. Ed è un peccato, perché la rappresentazione del marcio al di sotto della società perbenista è sottilmente inquietante, e il finale, pur ispirandosi un po' troppo a quello di Eyes Wide Shut, risulta molto ben calibrato.

PS: Ora che ci penso, l'accostamento al capolavoro finale di Kubrick mi porta ad ammettere che, anche con tutto i suoi difetti, Tom Cruise resta sempre un attore di assoluto valore, peccato solo per certe scelte artistiche.

domenica 30 marzo 2008

Paris, Je T'Aime (2006)

Divertissment di notevole fattura, con grandi nomi sia alla regia che come attori. Sono 18 piccoli minimetraggi che ripercorrono i quartieri di Parigi, senza nemmeno prendersi la briga di amalgamare le storie, ed e' questo il bello di tutta l'operazione. La leggerezza della narrazione e' adatta al formato scelto, anche se alcuni degli episodi vanno un po' piu' in profondita' del semplice esercizio stilistico.
Abbiamo in ordine sparso:

  • Alfonso Cuarón come da copione infila uno dei suoi piani sequenza, che sembra raccontare una storia di tradimento per poi ribaltare tutto con un divertente finale
  • Un simpatico siparietto con protagonisti dei mimi, dal regista del poco conosciuto ma bellissimo Appuntamento a Belleville
  • Gus Van Sant che non riesce a resistere senza mettere dei bei ragazzi nelle sue opere...
  • Tom Tykwer come con Lola continua a correre come un matto nelle sue cinetiche narrazioni, ma lascia il segno, grazie anche a una Natalie Portaman in parte. (ecco l'intero corto)
  • Wes Craven fa il suo dovere e porta a casa la pagnotta, ma senza troppo impegnarsi. Lo salva in corner oscar Wilde (!)
  • La Coixet, dopo l'indimenticabile La mia vita senza me, riparte dallo stesso spunto per analizzare un Sergio Castellitto in crisi matrimoniale. Forse un po' troppo derivativo, ma godibile.
  • Uno stupendo e appassionato omaggio di Vincenzo Natali al cinema muto, ma soprattutto ai film di vampiri, con ironia e stile (grandissimo l'uso del rosso, gustatevelo qui)
  • I fratelli Coen a ruota libera che con sottile humor nero prendono in giro l'atteggiamento del classico turista (americano?) che pende dalle guide, con uno sbattutissimo Buscemi.
  • Di contrasto l'ultima parte di Alexander Payne parte con una metanarrazione che sembra un'ancora piu' amara critica del turismo senza cervello che tanto va di moda a questi tempi, ma sorprende nel finale prendendo una piega altrettanto amara, ma melanconica e personale, concludendo in modo perfetto un film sempre in bilico fra i generi.

domenica 24 febbraio 2008

Inside (A L'Interieur) (2007) di Alexandre Bustillo e Julien Maury

Domenica dedicata all'horror, e parto con questo recente film francese. Ne avevo letto abbastanza bene in giro e allora me lo sono accattato con i sottotitoli.
Prendete il classico tema dell'assedio casalingo ad opera dello psicopatico di turno e mischiatelo con la new wave francese da Alta tensione in poi e potrete avvicinarvi a quello che vi aspetta.
I suoi punti di forza sono la buona interpretazione delle due protagoniste (le due facce della stessa medaglia) e l'atmosfera di pericolo incombente, sempre presente anche nei momenti di transizione; infatti per tutta la durata sono stato attanagliato da una sensazione di malessere che e' il cuore di questi film, ma che purtroppo altrove viene trascurata, puntando solo all'aspetto piu' grafico (e quindi piu' semplice da girare) dell'horror... Che qui non scarseggia, sia ben chiaro! Grazie ad effetti speciali casalinghi ma dall'impatto terrificante, assistiamo a delle scene che colpiscono anche gli stomaci piu' forti, mentre l'abile gioco del vedo-non-vedo, soprattutto nella scena finale, fa letteralmente star male. Sara' pure un espediente gia' visto (confronta il Takashi Miike di Imprint), ma tanto accanimento su una donna incinta fa rabbrividire all'istante. Facendo un paragone, un film come Hostel e' molto piu' gratuito, ma non colpisce altrettanto duro, soprattutto per la stilizzazione della violenza, che qua e' molto piu' realistica e diretta. Naturalmente non puo' mancare il colpo di scena finale, che e' si prevedibile, ma sfrutta bene l'apertura girata in prima persona, spiazzando parzialmente.
Passando alle critiche, come non ricordare i poliziotti francesi. Ora non pretendo comportamenti da regolamento e certificati, ma un po' di decenza nel buttare nella carneficina dei giovanotti che sembrano non aver mai nemmeno visto un bignami di procedura criminale, suvvia! Almeno il buonsenso ne avrebbe salvati un paio, ma d'altronde questa critica spesso si accompagna a molti film, e poco ci si puo' fare, non tutti scelgono di piegare la sceneggiatura per andare incontro alla realta', e non so se sia un bene.
Tutto sommato non mi lamento, la via europea all'horror continua ad essere una buona alternativa a tutti i filmacci senza capo ne' coda che ogni estate Holllywood sforna con lo stampino, quindi aspetto con ansia l'affinarsi di questa buona leva registica, e chissa' che magari il futuro non abbia qualche bella sorpresa in serbo.